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RaccontoDirittopubblicato da Seven il 15 Dicembre, 2007 - 8:08pm Racconto
Comprendo l’incomprensibile
Per questo ogni giorno Percorro la solita strada Che porta al lavoro. Non cerco più me stesso Voto medio: 0.0, voti ricevuti: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Il lungo addiopubblicato da Seven il 20 Novembre, 2007 - 10:19pm RaccontoSenti?
- Mmm...se rispondi "niente ti butto giù" - … Era... era questo che volevo dire... cioè... fare… e non dirò mai più "senti”... mai più Voto medio: 9.0, voti ricevuti: 1 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Panta Reipubblicato da Seven il 17 Novembre, 2007 - 8:08pm RaccontoLa terra è una navicella spaziale, una sfera appoggiata ad un piano invisibile che trasla perennemente nell’universo. Il destino ha voluto l’unione di polveri cosmiche che pensassero. Ciò mi sta dando la possibilità in questo momento di bermi un caffé e digitare su questa tastiera. Amo spostare e modellare la materia. Voto medio: 0.0, voti ricevuti: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Pensieri sparsipubblicato da Seven il 2 Novembre, 2007 - 7:18pm RaccontoLa lavoro va di merda.
Da due settimane sono in ferie forzate. All’inizio questo stato di precarietà mi rendeva inquieto. Poi è affiorato il solito vecchio concetto dell’allucinazione. Voto medio: 0.0, voti ricevuti: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Destino Bastardopubblicato da Seven il 30 Ottobre, 2007 - 12:27pm RaccontoGià ti vedo al bancone del bar mentre rimani con il solito Jack Daniels tra le mani.
Leggo i tuoi pensieri, percepisco ogni tuo singolo movimento. Non ti muovi affatto bene. I tuoi gesti non trapelano sicurezza . Il tuo conscio misura la piccola Voto medio: 9.0, voti ricevuti: 1 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Delirio Ragionatopubblicato da Seven il 28 Ottobre, 2007 - 11:17pm RaccontoE adesso costruirò il naso.
Già. Ve lo immaginate? Immaginate atomi, molecole che si uniscono per compensazione e carica elettrica. Voto medio: 10.0, voti ricevuti: 1 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Poi ho credutopubblicato da Seven il 28 Ottobre, 2007 - 11:54am Racconto
Credevo che l’amore fosse quel buio morbido e liquido fatto di rumori soffusi e lontani e quel ritmo che sentivo battere sempre più forte.
…Poi ho creduto che l’amore fosse quella flashata di luce e quelle voci tutte intorno a me come se fossi la cosa più importante del mondo, ma poi ho capito che non era nemmeno quello. Voto medio: 10.0, voti ricevuti: 1 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Terra e Lunapubblicato da Seven il 27 Ottobre, 2007 - 11:18am RaccontoAlcune volte ritorno sul pianeta terra, alcune volte mi mescolo in mezzo alla folla, intervengo nei discorsi, mi lascio trasportare dalle sensazioni e da pensieri senza logica, alcune volte sembro davvero un essere umano, uno di quelli che alla mattina si alza, cammina indirizzandosi verso il bagno, espleta chimica inutile, si lava, si guarda allo specchio e si pettina in qualche modo, si veste e si avvia al lavoro... quella circostanza imposta alla sopravvivenza. Voto medio: 10.0, voti ricevuti: 3 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() 944am,metropubblicato da Spleen il 18 Settembre, 2007 - 7:48pm Racconto...Raspo quei declivi tra i pezzetti bianchi, canino, incisivo, granelli e cereali a tocchi: la punta della lingua lavora.
Così raggiungo il punto più basso, scendo dall'amica ferrata, quei mostri da un lato e dall'altro mi spettano. Volutamente, sfoco senza occhiali la comunione impossibile dei loro musi. Il suono pare ricurvarsi, <!--break-->si spalma nelle percorrenze opposte, 5 metri pressappoco, latrato di cinghie calde e lubrificante tra i vagoni. A due metri vaneggio se un corpo, per una bizzarra possibilità fisica, immezzo nella sezione sospeso tra i due sensi, possa vedersi scorrere l'impresente, futuro, le anelate verticalità di successo.: con braccia distese rasentando l'inaudito di metallo, vetro, free-press smozzicati da veloci caparbietà di sintesi, biglietti disarticolati da timbrature multiple, confessioni della mattina dopo, vanità da coito sommesso: l'inferno brucia e comunica, svanirebbe... Voto medio: 5.5, voti ricevuti: 2 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() downpubblicato da Spleen il 15 Agosto, 2007 - 8:06pm Racconto(....) Scese d'uno scalino più sotto. Le unghie non laccate della donna poggiava sulla schiena grigia d'una giacca, troppo consunta da essere smessa. La testa pendeva sul braccio bianco dalla curiosa appendice crepitante: era scura di nebbia. Non si vedeva del suo corpo, nascosto da quello dell'uomo di mille altri sogni, che una linea di colore, l'abito gualcito stampato, chiaro su fondo blu. La mano contratta contrastava l'abbandono della testa, della massa di capelli sparsi sul ricurvo delle braccia un poco storte. Le mani di lui si contraevano sui seni, piccoli, prominenti, carnosi, gonfi di un fluido vivido, a cosa paragonare la sensazione, nessun frutto può darla, il frutto non ha quell'assenza di temperatura, il frutto è freddo, e quell'adattamento perfetto alla mano, la punta un poco più dura si incastrava perfettamente alla base dell'indice e il medio, nel piccolo vuoto di carne. Gli piaceva che prendessero vita sotto la sua mano, esercitare una minima pressione da destra a sinistra, dalla punta delle dita alla palma, e piantare le falangi allargate nella carne di lei, fino a sentirne i tubicini trasversali delle costole, fino a farla mordere per vendetta la spalla più vicina, la destra, la sinistra, lei non serbava cicatrici. Lei lo interrompeva sempre, per passare a carezze più distese, che non lasciavano alle mani quell'indispensabile nuova voglia di stringere, di far scomparire nelle mani le assurde sporgenze di carne, e ai denti il desiderio amaro di masticare quella morbida elasticità di fiore intoccato. Trasalì scendendo un altro scalino ben più sdrucciolo, di lucidi fili nerastri. Le sue dita ricordavano il rumore delle onde sul ghiaino minuto non ancora sabbia, quello che lui sentiva strofinandosi lentamente i capelli, sottili come peli all'interno delle orecchie di un gatto, dietro alle orecchie, ora sorde allo scrosciare canticchiante dell'acqua. Continuò comunque a scendere, non sottraendosi all'ironia di superfici mancanti.(....)
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