Racconto

ritratto di Seven

Diritto

Racconto
Comprendo l’incomprensibile

Per questo ogni giorno

Percorro la solita strada

Che porta al lavoro.

Non cerco più me stesso

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ritratto di Seven

Il lungo addio

Racconto
Senti?



- Mmm...se rispondi "niente ti butto giù"


- … Era... era questo che volevo dire... cioè... fare… e non dirò mai più "senti”... mai più

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ritratto di Seven

Panta Rei

Racconto



La terra è una navicella spaziale, una sfera appoggiata ad un piano invisibile che trasla perennemente nell’universo.
Il destino ha voluto l’unione di polveri cosmiche che pensassero.

Ciò mi sta dando la possibilità in questo momento di bermi un caffé e digitare su questa tastiera.

Amo spostare e modellare la materia.

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ritratto di Seven

Pensieri sparsi

Racconto
La lavoro va di merda.

Da due settimane sono in ferie forzate.

All’inizio questo stato di precarietà mi rendeva inquieto.

Poi è affiorato il solito vecchio concetto dell’allucinazione.

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ritratto di Seven

Destino Bastardo

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Già ti vedo al bancone del bar mentre rimani con il solito Jack Daniels tra le mani.
Leggo i tuoi pensieri, percepisco ogni tuo singolo movimento. Non ti muovi affatto
bene. I tuoi gesti non trapelano sicurezza . Il tuo conscio misura la piccola

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ritratto di Seven

Delirio Ragionato

Racconto
E adesso costruirò il naso.



Già.

Ve lo immaginate? Immaginate atomi, molecole che si uniscono per

compensazione e carica elettrica.

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ritratto di Seven

Poi ho creduto

Racconto
Credevo che l’amore fosse quel buio morbido e liquido fatto di rumori soffusi e lontani e quel ritmo che sentivo battere sempre più forte.

…Poi ho creduto che l’amore fosse quella flashata di luce e quelle voci tutte intorno a me come se fossi la cosa più importante del mondo, ma poi ho capito che non era nemmeno quello.

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ritratto di Seven

Terra e Luna

Racconto





Alcune volte ritorno sul pianeta terra, alcune volte mi mescolo in mezzo alla folla, intervengo nei discorsi, mi lascio trasportare dalle sensazioni e da pensieri senza logica, alcune volte sembro davvero un essere umano, uno di quelli che alla mattina si alza, cammina indirizzandosi verso il bagno, espleta chimica inutile, si lava, si guarda allo specchio e si pettina in qualche modo, si veste e si avvia al lavoro... quella circostanza imposta alla sopravvivenza.

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ritratto di Spleen

944am,metro

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...Raspo quei declivi tra i pezzetti bianchi, canino, incisivo, granelli e cereali a tocchi: la punta della lingua lavora.
Così raggiungo il punto più basso, scendo dall'amica ferrata, quei mostri da un lato e dall'altro mi spettano. Volutamente, sfoco senza occhiali la comunione impossibile dei loro musi. Il suono pare ricurvarsi, <!--break-->si spalma nelle percorrenze opposte, 5 metri pressappoco, latrato di cinghie calde e lubrificante tra i vagoni. A due metri vaneggio se un corpo, per una bizzarra possibilità fisica, immezzo nella sezione sospeso tra i due sensi, possa vedersi scorrere l'impresente, futuro, le anelate verticalità di successo.: con braccia distese rasentando l'inaudito di metallo, vetro, free-press smozzicati da veloci caparbietà di sintesi, biglietti disarticolati da timbrature multiple, confessioni della mattina dopo, vanità da coito sommesso: l'inferno brucia e comunica, svanirebbe...

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ritratto di Spleen

down

Racconto
(....) Scese d'uno scalino più sotto. Le unghie non laccate della donna poggiava sulla schiena grigia d'una giacca, troppo consunta da essere smessa. La testa pendeva sul braccio bianco dalla curiosa appendice crepitante: era scura di nebbia. Non si vedeva del suo corpo, nascosto da quello dell'uomo di mille altri sogni, che una linea di colore, l'abito gualcito stampato, chiaro su fondo blu. La mano contratta contrastava l'abbandono della testa, della massa di capelli sparsi sul ricurvo delle braccia un poco storte. Le mani di lui si contraevano sui seni, piccoli, prominenti, carnosi, gonfi di un fluido vivido, a cosa paragonare la sensazione, nessun frutto può darla, il frutto non ha quell'assenza di temperatura, il frutto è freddo, e quell'adattamento perfetto alla mano, la punta un poco più dura si incastrava perfettamente alla base dell'indice e il medio, nel piccolo vuoto di carne. Gli piaceva che prendessero vita sotto la sua mano, esercitare una minima pressione da destra a sinistra, dalla punta delle dita alla palma, e piantare le falangi allargate nella carne di lei, fino a sentirne i tubicini trasversali delle costole, fino a farla mordere per vendetta la spalla più vicina, la destra, la sinistra, lei non serbava cicatrici. Lei lo interrompeva sempre, per passare a carezze più distese, che non lasciavano alle mani quell'indispensabile nuova voglia di stringere, di far scomparire nelle mani le assurde sporgenze di carne, e ai denti il desiderio amaro di masticare quella morbida elasticità di fiore intoccato. Trasalì scendendo un altro scalino ben più sdrucciolo, di lucidi fili nerastri. Le sue dita ricordavano il rumore delle onde sul ghiaino minuto non ancora sabbia, quello che lui sentiva strofinandosi lentamente i capelli, sottili come peli all'interno delle orecchie di un gatto, dietro alle orecchie, ora sorde allo scrosciare canticchiante dell'acqua. Continuò comunque a scendere, non sottraendosi all'ironia di superfici mancanti.(....)

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