In Black and White - recensione SCOTT SHORT
pubblicato da guia cortassa il 7 Giugno, 2009 - 11:22pm
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Scott Short debutta in Europa, con il suo ribaltamento della logica benjaminiana della riproducibilità tecnica dell'opera d'arte, e della scomposizione del colore. Per scoprire che il vuoto non è assolutamente tale.
Tele e carte, a olio, a inchiostro. Nero su bianco, sempre, astratto, dall'apparenza di un dripping pollockiano, forme indistinte che colano sulla superficie, e in opere senza titolo, accompagnate solo – inspegabilmente – dal nome di un colore.
Ogni riferimento cromatico visivo è assente, ma solo all'apparenza. Scott Short fa della riflessione sul colore un esercizio concettuale, una ricerca portata avanti partendo dalla possibilità infinita di copia meccanica di un'immagine. Un processo di astrazione, di sublimazione dell'assenza e dell'uniformità, che giunge al suo esatto opposto, ovvero il sovraffollamento di particelle minime.
Scott Short parte, infatti, da fogli immacolati, senza segno alcuno, vuoti, intonsi. Bianchi, ma anche colorati – è questa l'indicazione del colore che accompagna il titolo –. Li fotocopia, studiando le macchie che compaiono nella riproduzione della macchina, mai accurata al massimo, portando la copia all'infinito, finché la superficie, in origine pulita, non si trasforma in un agglomerato di segni, casuali e imprevedibili.
È da questo cadavere squisito meccanico, che prende il via la pittura. Il risultato del processo automatico viene, infatti, ingrandito e trasposto dalla mano del pittore, su tela o su carta, a olio, a inchiostro, recuperando l'auraticità che Walter Benjamin temeva perdessero le opere d'arte riprodotte tecnicamente.
Dal molteplice arriva l'unico, dal meccanico l'umano, dal vuoto la presenza. Short si autodefinisce concettuale, piuttosto che astrattista. Stavolta, il medium non è il messaggio – come sostiene invece Marshall McLuhan – ma solo l'oggettivazione formale di un processo di studio, di una ricerca che esula dalla forma, per arrivare alla sostanza, a una sintesi che smaterializza la cromaticità per arrivarne all'essenza bicroma degli opposti, del bianco e nero, dell'inconsistenza e l'indefinizione della figura.
L'immediatezza della visione diventa difficile elaborazione mentale, nel tentativo di decifrare il messaggio mediato tra il colore e la macchina fotocopiatrice, nel ribaltamento della classica interpretazione artistica che parte dall'occhio.
Un viaggio a colori in bianco e nero, quello di Scott Short, da provare, da sfidare, da intellegire. Perché, come recita un adagio britannico, “Colour is black and white put together”.

Scott Short, untitled (green) , 2009 oil on canvas, 64 x 51 cm
-2007-228x267-media.jpg)
Scott Short, untitled (white) , 2007 ink on paper, 229 x 267 cm
-2007-305x226-media.jpg)
Scott Short, untitled (violet) , 2007 ink on paper, 305 x 226 cm
“SCOTT SHORT”
29 maggio – 1 agosto
a cura di Sarah Cosulich Canarutto
Cardi Black Box
Corso di Porta Nuova 38
20121 Milano
Martedì – Sabato, 10 - 19
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