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Occhi puntati: Bondi, McDonald's e musei
pubblicato da ldl news il 26 Novembre, 2008 - 12:03am
Condividi![]() Mario Resca Milano, 26 nov. - (lobodilattice) – Ma qual è l'opinione della stampa estera riguardo agli affari e alle vicende culturali e artistiche italiane? Ecco la traduzione di un interessante, seppur molto poco lusinghiero, articolo di Elisabetta Povoledo apparso sul New York Times il 22 novembre scorso. “I CHEESEBURGER ENTRANO NEL DIBATTITO ITALIANO SUI MUSEI” Quando si tratta di patrimonio culturale, gli italiani amano vantarsi di avere quello più ricco al mondo, nonostante la mancanza cronica di fondi per la sua conservazione. Eppure, il mondo dell'arte, qui (negli USA ndr) è in tumulto per il suggerimento del Ministro della Cultura italiano, che la nazione debba pensare ai musei e ai siti archeologici statali come a dei generatori di reddito. Non ha aiutato il fatto che Bondi abbia scelto Mario Resca, già dirigente della filiale italiana di McDonald's per 12 anni, a capo di un nuovo comitato direttivo che sviluppi i musei e i siti di antichità. Resca non ha esperienza in management dell'arte, e i commentatori hanno già ironicamente affermato che il governo sta servendo “cultura fast-food” o un “McCaravaggio e una Coca media”. Ma la preoccupazione più profonda nei centri artistici è incentrata sull'apparente spostamento del governo da un mandato costituzionale di protezione del patrimonio artistico italiano, a un modello imprenditoriale di sfruttamento dello stesso. È cosa nota, del resto che il Primo Ministro Silvio Berlusconi, che ha assunto la carica per la terza volta a maggio, sia uno straricco businessman, orgoglioso di esserlo. “Quello che c'è in gioco è la conservazione e la trasmissione di valori millenari che un governo non deve essere autorizzato a svendere o demolire” ha affermato Marisa Dalai Emiliani, presidentessa dell'Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, un istituto di ricerca culturale. Lo scorso lunedì 17, l'associazione ha organizzato un giornata di studi seminariali sulla situazione artistica italiana, profeticamente intitolata “Allarme Beni Culturali”. Una petizione contro la nomina di Resca, i cui poteri di supermanager museale includono autorizzazione ai prestiti e decisione sul valore culturale o scientifico delle mostre, circolava durante il seminario, ed è ora online. È stata già firmata da più di 1100 persone, la maggiora parte delle quali direttori di museo e storici dell'arte da tutto il mondo. La nomina dipende dall'approvazione di alcune riforme del Ministero della Cultura che saranno prese in esame durante una riunione di gabinetto la prossima settimana. Resca ammette di non essere stato una scelta facile per quel lavoro; ma aggiunge di essere sicuro di possedere tutte le abilità necessarie per ottenere il massimo da quello che vede una risorsa nazionale non sufficientemente sfruttata. “Sono un outsider, e so che ci sono preoccupazioni – basta leggere i giornali” ha dichiarato, riferendosi al diluvio di editoriali indignati che sono stati pubblicati da quando è stato nominato. Ma ha anche asserito di aver visto dei margini di miglioramento nella gestione dei musei statali- Il patrimonio culturale italiano è un “elemento strategico come il petrolio, con zero costi, perché è lì” ha detto Resca. “Certo, bisogna proteggerlo, e curarlo, ma ha un valore che possiamo sviluppare e su cui possiamo fare leva finanziaria.” Alcuni sostengono che la scelta di Resca sia stata particolarmente irritante perché Bondi l'ha nominato senza consultare i funzionari di massimo grado del Ministero, o il suo organo consultivo. “Se il ministro avesse ascoltato, avrebbe sentito che quello di cui hanno veramente bisogno i musei non è un boss, ma maggiore flessibilità, più autonomia” ha commentato Daniele Lupo Jallà, presidente nazionale dell'International Council of Museums, aggiungendo che la sfida principale dei musei italiani non è una mancanza di leadership centrale, ma “l'insostenibile pesantezza del proprio patrimonio, molto costoso da mantenere.” Mentre l'economia perde colpi in tutto il mondo, le arti sono state tra i settori più duramente colpiti dai tagli dei governi, e dalle risorse private in graduale diminuzione. In Italia, più di un miliardo di euro è stato tagliato drasticamente dal budget del Ministero della Cultura per i prossimi 3 anni. “Abbiamo lottato per avere più fondi, ne abbiamo bisogno, ma la sinistra pensa che questi debbano arrivare dallo stato” ha affermato Bondi. “Ma non può più essere così.” La sua ricetta è stata la riorganizzazione del ministero, con la creazione della posizione supermanageriale che si focalizzasse sui musei e le aree archeologiche. Bondi ha abolito il direttorato per l'arte e l'architettura contemporanea, che è stato assorito da altri uffici. Ha anche discusso la possibilità di affittare le opere d'arte a musei stranieri, una proposta che ha sollevato proteste tra i funzionali culturali. Le statistiche mostrano che gli unici musei italiani a posizionarsi tra i 10 più visitati al mondo, sono quelli Vaticani, che tecnicamente si trovano fuori dalla giurisdizione italiana (4.3 milioni di visitatori sul 2007) Pompei, ufficialmente il sito archeologico italiano più frequentato, ha avuto quasi 2.6 milioni di visitatori lo scorso anni, seguito dalla Galleria degli uffizi, con 1.6 milioni. Citando le 8.3 milioni di persone che hanno visitato il Louvre a Parigi, o i 6 milioni del British Museum di Londra, Resca ha suggerito che le cifre italiano fossero semplicemente troppo basse. “Dobbiamo rendere i musei più accessibili, dobbiamo rendere la visita un'esperienza ancor più positiva” ha aggiunto, affermando anche che l'Italia deve anche espandere la sua “potenziale clientela” attraverso campagne di marketing in paesi come la Cina e l'India, e sviluppare le infrastrutture turistiche in città meno visitate, per permettere ai “musei con performance negative di crescere”. Ma gli esperti di management museale mettono in guardia: la vasta maggioranza dei musei mondiali dipende fortemente da finanziamenti statali e donazioni private. Dove c'è maggior spazio di crescita è nel merchandising dei musei, che non è mai effettivamente decollato da quando, 15 anni fa, furono approvate le leggi che permettevano transazioni commerciali in quelli che erano consacrati come spazi culturali. “Si possono incoraggiare i visitatori a consumare di più, ma diventerà più arduo aumentare i numeri”, dice Massimiliano Vavassori, direttore del centro di ricerca del Touring Club italiano, che monitorizza i musei. Puntualizzando che molte delle attrazioni italiane più famose, come “Il Cenacolo” di Leonardo a Milano, o la Galleria Borghese di Roma, possono ospitare un numero limitato di visitatori. “Quando la vendita dei biglietti copre circa il 10% di un budget, non è realistico che un aumento possa avere un grande impatto finanziario” continua Vavassori, aggiungendo che l'impatto della folla sarebbe “presumibilmente negativo sia per i visitatori, sia per il sito stesso”. Ma, malgrado il furore, Resca ha affermato di essere ottimista riguardo alle sue prospettive. “Ho bisogno tempo per imparare” ha dichiarato “Forse tra sei mesi dirò qualcosa di completamente diverso.” 269 letture
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