art journey - n.0 - Marco Minotti

ritratto di Rebecca Delmenico
Rubriche



ART JOURNEY
Viaggio alla scoperta dell'arte e dei suoi protagonisti
a cura di Rebecca Delmenico

numero 0

My own personal flower - Marco Minotti


Sogno estatico...La sensazione che si prova a contatto con le opere di Minotti e’ proprio quella di un viaggio in un oltre sensoriale ed estetico.
Artista che ha effettuato un vero e proprio “salto” rispetto alle iniziali opere in stile informale,un cambiamento azzardato, totale, e assolutamente casuale.
Il motivo del “fiore” nasce da un condizionamento. Da una mostra in collaborazione con Iridology, Minotti comincia a rivedere, negli iridi che dipinge, dei petali di fiori. Si allontana di conseguenza dal motivo iniziale e usando sempre la tecnica a getto del dripping si rivolge al floreale.
Il profondo rispetto che l’artista nutre verso la natura lo porta alla conclusione che sarebbe stato inutile riproporre un fiore così come lo si ritrova nel reale, ed arriva ad elaborare un personale linguaggio definito “Info-Pop”.
Si tratta perciò di dipingere un’idea di fiore, un fiore fatto proprio dall’artista, una reinvenzione e una personalizzazione di questa idea.
Il linguaggio Info-Pop dalla gestualità arriva a rendere Pop il soggetto,cioè il fiore, rivisto in tantissime varianti, come seme delle carte ma anche come ideogramma cinese.
Nella precedente fase informale l’artista non usava titoli , a questo punto decide di inserire il titolo dentro al quadro, al punto che spesso ne diventa la parte più importante se non il protagonista.
Il colore fluo che è essenziale nell’opera subentra in un secondo momento, grazie anche all’ influenza e all’amicizia con Andy, che di fluo non ne può davvero fare a meno.
Inizialmente i materiali usati erano l’olio,la cementite e lo stucco. Successivamente si libera dello stucco considerandolo poco adatto a questo genere di creazioni.
Rimane la cementite che dà vita a questo fiore materico, plastico, che esce letteralmente dalla superficie e che si immette in una continua reinvenzione di ciò che è.
Proprio il termine reinvenzione è capitale nella creazione dell’artista; egli adora conferire una nuova identità a ciò che e’ già stato fatto, come nel caso della scarpiera anni 60 che viene totalmente rivisitata. Il mobile dipinto può diventare il “nuovo pezzo d’ arte”, una sorta di quadro tridimensionale che viene vissuto e usato.
Non si può negare che l’arte di Minotti non sia duttile, si presta infatti ad essere sfruttata anche in ambienti diversi e su ogni tipo di superficie. Si tratta di un tipo di creazione adrenalica, necessaria come il respiro per la vita, al punto che spesso qualsiasi tipo di materiale nelle mani dell’artista diviene quadro, libera creazione e gioco di colori soggetti al cambiamento e al flusso degli eventi.
Chi fa arte, sostiene Minotti, deve essere aperto alla ricerca, fosse anche casuale, ma continua e aperta agli stimoli e agli imput che assorbiamo dal nostro rapporto con l’altro.

Vedo le” idee di fiore” di Marco, le vivo e le sento pulsanti di vita ed emozioni, di impellente necessità creativa, espressiva, non mediata da altro che dall’ esistenza stessa.
Libertà e impellente bisogno di “evacuare” un groviglio interiore, esternazione del proprio io senza porsi obiettivi che non siano quelli della creazione ex nihilo.
Una mente che e’ “tabula rasa”, pronta ad accogliere ogni stimolo senza porre distinzioni intellettualistiche, solamente una forte voluntas prende il sopravvento e comanda,impone ,necessita di venire al mondo e a noi che accondiscendendo ci lasciamo affascinare dalla sua energia.
E’ adrenalina per l’artista e nutrimento emotivo, energia che si dischiude per chi vede, nel senso del greco “eidein”, di visione esterna e interna, di “sumpazeia”, condivisione di sentimento che nasce e prende forma plastica e duttile sempre pronta al cambiamento.



Marco Minotti - 2007 - tecnica mista