Alla corte di queen VIV

ritratto di guia cortassa
Recensioni



Tra valletti e cortigiane, una mattina insieme alla regina della moda inglese, per scoprire come una maestra elementare può diventare il simbolo di una generazione di sovversivi. Portando sempre con sé un tocco di fiaba…


“Signori si nasce e io, modestamente, lo nacqui!” Chissà questa frase quante volte è risuonata nella mente di Vivienne Westwood. Classe 1941 – anche se l’età di una signora non andrebbe mai svelata – la Grand Dame della moda riesce ancora a stupire con le sue collezioni, portando avanti quel connubio inedito che la fece conoscere nel mondo trent’anni fa: quello tra vestiti e politica.
Così, nel trentennale della nascita del Punk, simbolicamente attestata nella data di uscita di Never mind the bollocks, here’s the Sex Pistols, il 28 ottobre del 1977, la mamma putativa del movimento è celebrata con una monumentale mostra a Palazzo Reale, che ne ripercorre tutta la carriera, tra spille da balia e cuciture curate come nella tradizione sartoriale inglese, e toile du jouy con calze a rete strappate.
Se è vero che le signore non si fanno mai aspettare, Vittorio Sgarbi, nella mattina della conferenza stampa non è certo un gentiluomo. Si fa attendere da una puntualissima Mrs. Westwood per quasi un’ora; al suo arrivo giustifica il ritardo adducendo il fatto che stesse dormendo, essendo la mostra già stata presentata il venerdì precedente in occasione dell’inaugurazione della settimana della moda, chiedendo quindi ai giornalisti cosa ci facessero ancora lì. Vivienne, che l’italiano lo capisce bene, avendo il suo quartiere generale proprio in Corso Venezia a Milano, sbuffa, e guarda lo zimbello del giorno con aria di sufficienza. A lei, questa pomposità e autoreferenzialità non interessano, non ne ha bisogno. Ne ha già a sufficienza da tutta la corte che la circonda nelle sue uscite ufficiali, e che rendono la Lady di Ferro della moda un fragilissimo ninnolo di porcellana, anche qui suscitando più volte la sua insofferenza: non ci si può avvicinare, non si può rivolgere la parola a Queen Viv, che invece due chiacchiere informali con i giornalisti le scambia volentieri, in barba a tutto il corteo di valletti. Del resto, è nata nel Cheshire, proprio come il Gatto di Alice nel paese delle meraviglie.
La mostra, di cui l’Assessore alla Cultura di Milano si sente orgoglioso come un padre, approda a Palazzo Reale dopo un viaggio itinerante che, dal natìo Victoria & Albert di Londra, l’ha portata a Canberra, Shangai, Taipei, Tokyo, Dusseldorf, Bangkok e San Francisco negli ultimi quattro anni; generalità paterne del tutto discutibili, quindi, così come è discutibile l’asserzione di primato del capoluogo lombardo come celebrazione della Westwood: l’anno scorso, proprio in questo periodo, il Museo della Calzatura di Vigevano dedicava un omaggio all’estro creativo con “Vivienne Westwood Shoes”, neanche citata tra le mostre dedicate alla stilista.
Passeggiando tra i saloni decorati, si percorrono tre decenni di stile e ribellione, si sfila davanti ai modelli immobili, in un ribaltamento di ruolo in puro stile Westwood. Non solo begli abiti, ma vesti che educano, che shockano, che prendono posizioni forti rispetto alla società. Del resto, il Vivienne-pensiero è chiaro: è attraverso la moda che si crea uno stile, e quindi la cultura, perché plasmare il proprio stile significa ragionare, e quindi pensare, prendere coscienza. E se in più, si possono anche indossare vestiti unici, ancora meglio.
Vale proprio la pena di inoltrarsi in questo viaggio al centro della moda, per lustrarsi gli occhi e per educare la mente. Perché, si sa, è lo stile la vera sedizione.

Guia Cortassa




“Vivienne Westwood”
26 settembre 2007 – 20 gennaio 2008
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12 – Milano
Catalogo Skira
Orari: Lunedì 14.30 – 19.30
Da martedì a domenica 9.30 – 19.30
Giovedì 9.30 – 22.30
(chiusura biglietteria 18.30 – giovedì 21.30)
Biglietti: 8/6/4€
www.viviennewestwood.co.uk