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TBVS: IL SACRO E IL PROFANO
pubblicato da guia cortassa il 21 Agosto, 2007 - 4:16pm
Recensioni
Due mostre diverse ma ugualmente affascinanti occupano il cartellone estivo della sede periferica della Triennale di Milano. Per una serata cittadina, tra il serio e il faceto. Milano ad agosto è il solito luogo comune: tutto è chiuso; la città, vuota, sembra il set di uno di quei film di ambientazione post-atomica in cui i sopravvissuti si appropriano della metropoli. Ma un’oasi, in questo deserto, appare tra le fabbriche abbandonate del quartiere industriale per eccellenza: la Bovisa. Il distaccamento della Triennale offre, infatti, in questa estate che rimarrà agli annali per una proposta culturale pubblica se non deprecabile, per lo meno opinabile, un programma di due mostre, visitabili con un economico biglietto cumulativo fino a notte inoltrata. Due esposizioni, diverse nei toni e nelle opere, entrambe da scoprire, affascinanti nella loro dicotomia. Chiuderà il 16 settembre Che Guevara, rivoluzionario e icona – The legacy of Korda’s Portrait. Un titolo lunghissimo per una mostra del tutto inusuale. La partenza è quel Guerrillero Heroico immortalato in uno scatto epocale dal fotografo di Fidel Castro, Alberto Korda. Era il 1960. Da quarantasette anni lo sguardo corrucciato del Che è diventato molto più che un semplice ritratto, un vera e propria icona, un simbolo di ideali rivoluzionari, riprodotto e imitato, a sua volta piegato alla legge del consumo. Quasi un logo, un simbolo di Corporate Identity della rivoluzione, che ha viaggiato nello spazio e nel tempo. Così, in mostra, dopo un’introduzione storica sulla nascita del famoso scatto e sulla sua iniziale diffusione in Italia grazie a Giangiacomo Feltrinelli, troviamo una grande galleria di memorabilia che recano impressi il rivoluzionario “encabronado y dolente”, come era solito definire quel volto Korda stesso. Dalle copertine dei dischi, alle citazioni cinematografiche, passando per T-shirts e souvenir cubani (molto dei quali degni di nota per il dubbio gusto), dalla grafica d’arte alla pittura, tutto ciò che esposto porta su di sé il famoso ritratto o le sue tracce. E dopo un sorriso di stupore, la riflessione sull’effettiva trasformazione di quel viso in un simbolo accettato dalla società contemporanea riporta alla mente le pagine di No Logo di Naomi Klein, e il concetto di globalizzazione stessa. I vecchi rivoluzionari potrebbero addirittura chiedersi se tutti i giovani che portano ogni giorno il ritratto del Che sulle loro magliette sappiano effettivamente chi sia quell’uomo. Beh, nel caso, la risposta è tutta in questa mostra. C’è tempo, invece, fino al 2 settembre, per immergersi nel profondo mondo del fotografo Gérard Rancinan. The dark side of TBVS, si potrebbe definire. Lontano dal colore e dallo spirito della mostra su Che Guevara, La trilogia del Sacro Selvaggio è un’indagine filosofica ed esistenziale sul senso della vita e della morte, attraverso le tre espressioni fondamentali dell’uomo. Il percorso della ricerca inizia da L’Arte, dai ritratti di quei maestri che attraverso la loro opera hanno rappresentato o sfidato la morte e i limiti fisici del corpo, immortalati nel loro ambiente, nelle loro opere, nello spirito profondo della loro ricerca. Franko B, Hermann Nitsch, Andres Serrano, Damien Hirst, Marina Abramovic, Orlan, Maurizio Cattelan, Stelarc. Artisti così diversi, ma così uguali nella loro esplorazione dei confine tra l’umano e il non umano, tra il fisico e lo spirituale. Ed è proprio il corpo fisico ad essere indagato nella seconda parte della trilogia, L’altro. Ovvero ritratti di persone comuni ma al di fuori del normale, che portano su di sé deformazioni, menomazioni e peculiarità fisiche. Particolari che le rendono “diverse”, affascinanti e repellenti al tempo stesso, vittime della morbosa curiosità di coloro che rispondono ai canoni convezionali. Persone che, nelle parole regalate a Virginie Luc – giornalista e autrice dei testi che accompagnano questa immensa recherche fotografica – regalano a noi “normali” un grande insegnamento: la capacità di amare e accettare la propria vita giorno per giorno, gioendo di ogni vittoria, e puntando sempre più in alto. Così, Jimmy, affetto da acondroplasia, di mestiere fa il torero; Anne-Cécile, con tutti e quattro gli arti mutilati, è una campionessa di nuoto; ma sono solo due esempi in un mondo multiforme e complesso. È La fede l’approdo della ricerca. La fede religiosa, la religione ufficiale, le alte prelature. Sono i grandi personaggi del mondo cristiano ad apparire nell’ultima sezione, tutti con l’abito talare, tutti immersi nella continua contraddizione tra potere spirituale e potere temporale che ha sempre contrassegnato la storia del cristianesimo. Pastori di anime, filosofi, teologi, menti illuminate, addobbati da broccati, velluti e ori, gli sguardi seri e ammonitori, sono le guide verso l’approdo, il ritrovamento di sé e della propria inconciliabilità. Una mostra importante, nelle opere e nei contenuti, da vivere e sentire, da girare, scrutare, penetrare fino a diventare parte della trilogia. Vale davvero la pena, in questo agosto, di abbandonare le luci del centro, e di riappropriarsi della periferia, da sempre luogo metaforico della vita reale, in opposizione alla vacuità delle lampadine dei dintorni di Piazza Duomo. Guia Cortassa ![]() Che Guevara: rivoluzionario e icona The Legacy of Korda's Portrait 26 giugno – 16 settembre 2007 Triennale Bovisa A cura di Trisha Ziff Catalogo Electa Orari: dalle 11.00 a mezzanotte, chiuso il lunedì Ingresso 5/4/3 euro Rancinan La Trilogia del Sacro Selvaggio 26 giugno – 2 settembre 2007 Triennale Bovisa Fotografie di Gérard Rancinan Testi di Virginie Luc Catalogo Federico Motta Editore Orari: dalle 11.00 a mezzanotte, chiuso il lunedì Ingresso: 5/4/3 euro Triennale Bovisa Via Lambruschini 31 Milano tel. 02–724341 02-89010693 www.triennalebovisa.it www.triennale.it 1049 letture
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