sito d'arte,art factory,art community,art network,rivista,magazine,milano


   Domenica, 01 Agosto 2010



[]

ritratto di lucowski
Prosa
Appropiazione dello spazio, mani attaccate ai polsi attaccati alle braccia attaccate a me. Dimmi lo stesso del tuo corpo, ora. Segue la parola. Pare che stiamo aprendo la bocca sottacqua, non trovi anche tu?
Avvicino la mia figura allo scambio sociale, il tocco del gomito della sconosciuta su un autobus nel millenovecentonovantaquattro voleva dire sicuramente qualcosa che è sfuggito a me quanto alla sconosciuta. Il tratto d'angoscia che detengo pronto all'uso nel mio arsenale di malattia sta nel diversificare i criteri di significanza* tra me e la sconosciuta. Lei sicuramente deve saperne di più-pensai ritraendomi, cosiderando di avvicinarmi di nuovo. Il vero decentramento, mi chiedo se qualcuno lo ha mai padroneggiato. Queste galassie, per quanto ti vedo innalzare uno sguardo geometrico, amica mia, per te sono sempre alla sinistra del tuo occhio truccato. Il gioco è talmente viziato all'origine che nove giorni su dieci non mi va di partecipare.
Applicazione nello spazio, ingordigia calcolatata dello spostare la focalizzazione percettiva della quattordicenne sull'argomento “scopate”. Sono freddo come il ghiaccio, guardatemi operare nell'estate del duemilauno dopo cristo. Eccola indulgere nella confessione, coi suoi occhietti affamati come cuccioli di aquila: il bagnino le ha detto che la sua fica sa di fragola. Sarebbe davvero tecnicamente possibile che io le allargassi le gambe, potrei posare le mani sull'interno delle sue cosce, quella parte bianca che sostiene il ruolo destinato all'apporto di “morbida intimità tattile”. Il primo contatto con un questa area epidermica, se ben riuscito, è un lasciapassare che conduce anche al buco del culo della preda, nei casi fortunati. Siamo nel duemilauno, ed io tutto questo lo so, perchè mi sono applicato allo spazio che condivido con la ragazzina. Sono riuscito ad applicarmi perchè mi sono messo nella condizione di poter descrivere, adesso, il mio stato in quegli istanti col richiamo ai miei ed ai vostri sistemi di denotazione, connotazione e conoscenza enciclopedica, operante nella proposizione “sono freddo come il ghiacchio”. Ed adesso questo pezzo funzionerebbe come la più classica delle arance ad orologeria, se io passassi a descrivere la mia versione del duemilauno in situazione di congelamento emotivo-sensoriale, incapace di sollevare le braccia. Mi basterebbe così poco.
Ritiro dell'investimento di sé nello spazio, gli spiriti migliori continuano a lavorarci.

* si tratta, ovviamente, di significanti di altri significanti.


Condividi



Invia nuovo commento

*
*
Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.

*