cercain loboultimi iscrittinewsletter |
,
pubblicato da lucowski il 18 Giugno, 2007 - 9:41pm
Prosa
Uno ama il giocattolo e l'altro vuole rompere il giocattolo per sapere come funziona. I due scriccioli occupano le loro posizioni nella stanza, dove il giocattolo non c'è, e fanno i conti con i conti che dovranno fare. Amare il giocattolo vuole forse dire non avere idea di che cazzo sia il giocattolo, per sempre. Né il bambino che lo ama, né il bambino che vuole sapere come funziona adesso conoscono il giocattolo. Io vorrei tanto sapere cosa succederebbe se il giocattolo fosse aperto e i due arrivassero a vederlo per davvero, il primo bambino amerebbe ancora quello che ama adesso, una volta avuta la sfasciata visione di cos'é? È stupido e strano ed atto a morire attimo per attimo in una dolce noia, questo non essere nella stanza in cui il bambino chiede al bambino cosa il bambino ami, se il giocattolo non viene aperto e dilaniato. E se poi ne risulatasse che il bambino che ama il giocattolo continuasse ad amarne le vestigia squartate, sarebbe davvero tanto meglio che se il bambino provasse per quello che resta del giocattolo soltanto una sorta di sordido sentimento di rivalsa (probabilmente esprimibile nella distruzione del già distrutto giocattolo) direttamente conseguente dalla fine del gioco? È idiota e dolce e dissoluto, questo mio comporre collanine di minuscola teoresi e combinazioni di ipotesi di persistenza oltre il segno, alla fine della vita: avverrà sempre tutto quanto durante il gioco, e se il gioco finisce senza strage e plastica in frammenti, andrà bene che del gioco non si sia saputo nulla. Il bambino che vuole conoscere il giocattolo rompendo il giocattolo viene sfiorato per una attimo soltanto dalla dissoluzione di tutte le idee e dalla fine del mondo, che è chiedere al bambino che ama il giocattolo se può aprire il suo amore per il giocattolo per farli sapere come funziona, per vedere se poi funzionerà ancora. Se tutto il resto lascia almeno un attimo di umido crudele che sfiora la rete delle interconnessioni cerebrali del secondo minuscolo animaletto umano abbastanza a lungo da dargli modo di aprire la bocca per progettare la separazione dei componenti del sistema, questa nuova bestemmia è troppo pura per essere praticata anche ad un qualsiasi livello linguistico. Il secondo bambino tiene la bocca cucita e si appresta a dimenticare. È stata una piccola botta di vento che gli ha mosso i pensieri. Quanto vorrei essere salvato, adesso. Una minuzia le braccia, una questione da niente le gambe, il movimento sorge nei due corpi come il movimento sorge negli stormi di uccelli benevoli (benevolenza tutta prodotta ad uso della nostra visione dalla nostra stessa visione: guarda adesso l'angolo più estremo del cielo alla tua sinistra, da cui le bestie volanti sembrano provenire come se il cielo le stesse in questo istante partorendo appositamente perchè sia possibile che tu le veda ed evita, se puoi, di pensare ai becchi adunchi ed al divoramento del cucciolo più gracile) ed i due corpi sembrano sollevarsi in una danza improvvisata così perfetta che potrebbe suscitare in un eventuale spettatore la fulminea evocazione di quei documentari televisivi in cui si mostra con un'accellerazione assurda un determinato periodo di vita di un fiore, sparando la meraviglia in bocca al nostro sguardo che per un attimo (preghiamo che sia così) diventa capace di sospensione e soltanto spedisce raggi di luce dentro la testa, apre il giorno nei nostri crani, risolleva gli indicatori e ci salva la vita (apparentemente) poiché è specificatamente invaso dalla sequenza di fotogrammi in cui vediamo il fiore germogliare, crescere, colorarsi come per un moto interno di pura volontà ed aprirsi.
Voto medio: 10.0, voti ricevuti: 1 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Interno di lucowski 496 letture
|
flash newsflash magazineflash eventipiù votati |