Robusti e l’espressionismo urbano. Il palloncino all’elio.

ritratto di Ilaria Ruggiero
Recensioni


Enrico Robusti - Vieni a sederti qui con noi, 2005,
160x200cm, olio su tela


Fortunatamente il MIART non è solo scambio commerciale e vetrina per gallerie, ma è anche luogo di incontro. Un piacevole e stimolante incontro è stato infatti quello con l’opera di Enrico Robusti, nato a Parma nel 1957 e che, dopo gli studi classici e una laurea in Giurisprudenza, si dedica allo studio della tecnica pittorica seicentesca con riferimento alle opere di Van Dick e Rubens.
Robusti ama vederci bene. E ama narrare. Ama raccontare con un particolare segno e con l’uso della sapiente caricatura converte e sovverte la visione.
Nel perverso racconto intinge il pennello e svela un mondo imbastardito, in realtà, l’unico mondo possibile. Ecco manifestarsi piccoli,  egotici e viziati esseri umani, che scorrazzano accompagnado inutilmente le loro carni livide, putrefatte e impuzzolentite dal vizio, dal sudore del corpo, dal trucco e dal profumo. Siamo noi, con le nostre debolezze e le nostre ipocrisie, i nostri tic e le nostre paure. Robusti parla dell’umanità intera, della sua miseria, della sua inadeguatezza e dei mascheramenti che mette incessantemente in scena per nasconderla.
Le teste piegate, rovesciate, i colli allungati, gli occhi sbarrati, le smorfie e i ghigni dolorosi, sono tutti artifici estetici, retorici e paradossali, che mettono in luce un’umanità radicalmente umana.
L’allitterazione, l’eccesso e la caricatura, certo. La metafora e il simbolo, quanta tradizione, suggestione e grande pittura si ritrova nei suoi quadri? (Gorge Grozs, Otto Dix, Bosch, John Wonnacott, Dalì, solo per citarne alcuni).
Ma Robusti ha un segreto. Il segreto della sua caricatura, così penetrante, è l’inversione della prospettiva. Proprio così. Robusti sovverte e capovolge i canoni della prospettiva naturalistica, le leggi naturali della visione. Il punto di fuga, quel luogo centrale dell’immagine di umanistica invenzione, diviene il suo opposto estetico, il punto più vicino all’osservatore, mentre i contorni dell’immagine si fanno lontani, e sfuggono all’orizzonte, come in una sfera. Da concava a convessa, la sua immagine si tira, si allunga, si contorce e si deforma.
La sua pittura non ha solo i tratti di un palloncino all’elio, ne possiede anche la sensibilità, la leggerezza. In fondo questo è l’umanità, nient’altro che una grottesca caricatura replicante di sé.

Ilaria Ruggero




Enrico Robusti - La schitarrata (part.),
2005, 80x120cm, olio su tela
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