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Diario del mattino non abitudinario
pubblicato da maiko dirtyinbi... il 18 Aprile, 2007 - 7:57am
Prosa
I giardini d’inverno costituivano per lei il miraggio delle case in vetro , e quando il suono di una fontana li accompagnava, l’intuizione di una cattedrale sull’acqua. Ma si trattava della dimora di una veggente, di cui in paese solo pochi e malconci azzardavano il nome. Era sfuggita alle due guerre, al dopoguerra, in cinquecento percorreva il viale centrale durante il boom economico, si era seduta in terra con la gonna a fiori nel ’60, aveva preso il vezzo dei passamontagna nei ’70, era stata cittadina di Francia per un ventennio ed ora ritornava , dopo un giro nelle Isole, da dove era partita. Del suo corpo si sapeva solo che la pelle conservava un colorito rosato e la premonizione di una leggera peluria sulle braccia, come un’adolescente. Poco prima della prima guerra, quando era tempo di riviste, si era provata a interrogarsi prima di interrogare, ma con scarso successo dati i fratelli d’oltralpe. Dopo i ’70 non era stata che minore, minore sempre. Vestita con i residui del quotidiano, a volte impreziosita, si era dovuta accontentare di una parvenza di significato, minimalista aveva preso a prestito dalle ragazze il trucco scuro delle feste gotiche, e a volte si impigliava nei sogni. Era diventata magra, anche lei soggetta alle mode mediche del tempo, nessuno che riuscisse a dirla santa e penitente, tranne forse un poeta appena conosciuto, tutti impegnati a redimerla dal suo vuoto colmandola di cure. Eppure, dal suo giardino d’inverno, maison en verre o cattedrale d’acqua che dir si voglia, continuava a osservare l’intorno del suo centro, e a scrutare le pareti in roccia alla periferia del paese per provare a vedere cose non abitudinarie. Una zingara con un iPod nel fazzoletto, un terrorista reduce impegnato nel calcetto coi ragazzi e le ragazze, un quadro sulla porta della chiesa, raffigurante un mago calvo e un gatto. Quella mattina si era alzata alla buonora e aveva aperto tutte le vetrate. Aveva preso la sua vena migliore, la meno maltrattata, e aveva intinto a quell’inchiostro il pennino prediletto. Poi aveva sollevato piano dal suo letto il corpo ancora un po’ intontito, e aveva preso a recitare seduta sulla soglia, gambe in loto e braccia ricadenti: signore del mattino non abitudinario, restituiscimi ti prego il tocco, la progettualità, il senso, lo spavento. Voto medio: 0.0, voti ricevuti: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Interno di maiko dirtyinbirdland 370 letture
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